Aggressione nel parcheggio aziendale: per l’Inail è infortunio sul lavoro

Il caso di Lainate fa scuola: quando il clima conflittuale trasforma una lite tra colleghi in un incidente professionale.
LAINATE – Non conta il “perché” personale, ma il “dove” e il “come”. Una recente decisione dell’Inail ha scosso le interpretazioni tradizionali in materia di sicurezza sul lavoro, stabilendo che l’aggressione subita da un lavoratore da parte di un collega, avvenuta nel parcheggio aziendale di Lainate, deve essere tutelata come infortunio sul lavoro.
I fatti
L’episodio ha visto coinvolti due dipendenti all’interno dell’area di sosta dell’impresa. Quella che sembrava una banale lite finita in aggressione fisica ha spinto l’ente previdenziale a un’analisi profonda. Il nodo centrale? La violenza non sarebbe scaturita da rancori privati estranei al contesto lavorativo, bensì da un clima conflittuale cronico presente all’interno dell’ambiente professionale.
La svolta dell’Inail: il “rischio ambientale”
Secondo l’Inail, se la tensione che porta allo scontro è alimentata dall’organizzazione del lavoro o dalle dinamiche interne all’ufficio o alla fabbrica, l’evento rientra nel perimetro della tutela assicurativa. Anche se l’aggressione avviene nel parcheggio – area considerata “pertinenza aziendale” – e anche se l’atto è doloso (ovvero compiuto con l’intenzione di nuocere), la vittima ha diritto all’indennizzo.Questa decisione sottolinea un concetto fondamentale: la sicurezza sul lavoro non riguarda solo i macchinari a norma o i pavimenti scivolosi, ma anche la salute relazionale. Un ambiente tossico è, a tutti gli effetti, un fattore di rischio oggettivo.
Possiamo definire ogni aggressione come infortunio?
La risposta breve è: non automaticamente, ma la tendenza è verso una tutela sempre più ampia.
Perché un’aggressione sia riconducibile a infortunio sul lavoro, devono sussistere alcuni elementi:
- Occasione di lavoro: Il fatto deve avvenire in orario di lavoro o in luoghi di pertinenza (come il parcheggio).
- Nesso di causalità: La lite non deve riguardare fatti puramente privati (es. gelosie personali o debiti contratti fuori dall’ufficio). Deve esserci un collegamento, anche indiretto, con le mansioni o l’ambiente lavorativo.
- Rischio ambientale: Se l’azienda non ha vigilato sul benessere psicologico dei dipendenti, permettendo che i conflitti degenerassero, ne diventa indirettamente responsabile.In sintesi, l’Inail protegge il lavoratore da rischi “impropri”, purché legati al contesto professionale.
In sintesi, l’Inail protegge il lavoratore da rischi ” impropri”, purche’ legati al contesto professionale.
Per capire bene il caso di Lainate sia stato gestito in questo modo dall’Inail, bisogna guardare ai due lati della medaglia: da una parte il concetto di rischio elettivo e dall’altra l’obbligo di prevenzione dei rischi psicosociali.
1. Il Rischio Elettivo: Quando l’infortunio NON viene pagato
- Volontario: non richiesto dalle mansioni lavorative.
- Arbitrario: Estraneo alle finalita’ aziendali
- Inutlile: Privo di qualsiasi necessita’ logica o professionale.
Il caso di Lainate perche’ non e’ un rischio elettivo:
Se l’aggressione nasce da tensioni accumulate per i turni, per il carico di lavoro o per la cattiva gestione dei rapporti da parte dei superiori, il rischio non e’ piu’ “elettivo” ma “ambientale”. Il lavoratore si e’ trovato in quella situazione di pericolo a causa del contesto lavorativo in cui era inserito.
2. Prevenzione dei Conflitti: L’Obbligo del datore di lavoro
In Italia, Il Testo Unico sulla Sicurezza ( D.Lgs.81/08 ) stabilisce che il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi , compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui quelli collegati allo stress lavoro-correlato.
Riflessione finale
Il caso di Lainate ci insegna che il concetto di “sicurezza” si sta spostando dal puramente meccanico al relazionale. Un collega aggressivo puo’ essere pericoloso quanto un cavo elettrico scoperto.


