EBOLA TRA CONGO E UGANDA: L’IMPORTANZA DEGLI AIUTI UMANITARI E IL RUOLO DELL’EUROPA

Il virus Ebola torna a colpire il cuore dell’Africa, muovendosi tra la Repubblica Democratica del Congo e il vicino Uganda. Non si tratta di una minaccia diretta per l’Europa – dove i sistemi di sicurezza sono impenetrabili – quanto di una catastrofe umanitaria che si consuma nel silenzio internazionale.
Mentre i paesi africani affrontano l’avanzamento del virus, emerge la totale assenza di una mobilitazione tempestiva da parte dell’Europa nell’invio di aiuti per contenere l’epidemia sul nascere.
Il grido d’allarme dal campo Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, intervistato dall’Uganda, lancia l’allarme: “Nella RDC si continua a morire. La gente scappa verso il Paese confinante, dove abbiamo attivato i sistemi di protezione nei nostri ospedali”. Strutture che ora gestiscono l’afflusso contando solo sulle proprie forze.
Il paradosso degli aiuti L’Europa affronta queste crisi blindando i propri confini anziché intervenire all’origine. Gli esperti ricordano che l’unico modo per fermare un virus è isolarlo nei focolai di partenza. Eppure, si registra una grave lentezza nell’invio di fondi, farmaci e personale specializzato. Aiutare l’Africa non è solo un dovere morale, ma l’unica strategia a lungo termine. L’auspicio è che le democrazie occidentali superino l’indifferenza, attivando subito corridoi di aiuti straordinari.
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